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L’eredità di Suárez – Intervista con l’autore Jean‑Paul Coujou

L’eredità di Suárez – Intervista con l’autore Jean‑Paul Coujou

18 giugno 2026

Perché dedicare oggi un’opera a Francisco Suárez, teologo e filosofo del XVI secolo? In L’eredità di Suárez. Politica, storia e metafisica, Jean‑Paul Coujou mostra come uno dei pensatori più influenti della modernità rimanga paradossalmente uno dei meno conosciuti. Attraverso questa intervista, egli ripercorre le ragioni di questa indagine intellettuale e l’attualità sorprendente di un pensiero che continua a illuminare i nostri dibattiti sul potere, sul diritto e sulla vita in società.



D. Il suo libro è dedicato a Francisco Suárez. Che cosa l’ha condotta verso questo autore?


Jean‑Paul Coujou: Sono sempre stato colpito da un paradosso. Suárez è uno dei pensatori più influenti dell’Europa moderna, ma il suo nome rimane ampiamente assente dai tradizionali racconti della storia della filosofia. Spesso si passa direttamente da Tommaso d’Aquino a Cartesio o a Hobbes, come se tra i due non fosse accaduto nulla di essenziale. Eppure Suárez occupa proprio quella posizione di cerniera in cui si elaborano concetti destinati a segnare profondamente la modernità. Comprendere la sua opera significa comprendere meglio la nostra stessa eredità intellettuale.



D. Il titolo richiama la «posterità» di Suárez. Perché ha scelto questa prospettiva?


J.-P. C.: Perché l’influenza di un pensatore è talvolta più rivelatrice della sua stessa dottrina. Volevo seguire il destino di alcune idee e osservare come siano state riprese, trasformate o contestate dalle generazioni successive. Quando si scoprono echi di Suárez in Grozio, Hobbes, Leibniz, Rousseau o persino Heidegger, ci si rende conto di quanto il suo pensiero abbia fecondato universi filosofici molto diversi.



D. Lei mostra che politica e metafisica sono strettamente legate. Questa idea può sembrare sorprendente oggi.


J.-P. C.: È proprio una delle questioni centrali del libro. Ci siamo abituati a separare le questioni politiche dalle interrogazioni più fondamentali sull’essere umano. Tuttavia, quando riflettiamo sulla giustizia, sulla libertà, sull’autorità o sul bene comune, presupponiamo sempre una certa idea dell’uomo e del suo posto nel mondo. La metafisica non è una speculazione astratta separata dalla realtà; essa influenza il nostro modo di pensare la società e l’azione collettiva.



D. In che modo Suárez può ancora interessare un lettore del XXI secolo?


J.-P. C.: Perché ci aiuta a prendere distanza da nozioni che consideriamo evidenti. Pensiamo alla sovranità, ai diritti umani o alle relazioni internazionali: questi concetti hanno una storia. Non sono apparsi spontaneamente. Suárez contribuisce alla loro elaborazione in un contesto di profonde trasformazioni politiche e culturali. Rileggere quel periodo permette di comprendere meglio i dibattiti attuali e talvolta anche i loro limiti.



D. Il suo libro attribuisce grande importanza al diritto delle genti. Perché considera essenziale questo tema?


J.-P. C.: Perché pone una domanda sempre attuale: come organizzare la convivenza tra popoli diversi senza rinunciare all’idea di giustizia? Suárez riflette su un ordine politico che supera gli interessi particolari degli Stati. Certamente i contesti sono cambiati, ma le domande restano. In un mondo attraversato da conflitti, migrazioni e interdipendenze economiche, queste riflessioni ritrovano una sorprendente attualità.



D. Nel corso della sua ricerca, ha scoperto un Suárez diverso da quello generalmente presentato?


J.-P. C.: Sì. Talvolta viene ridotto a teologo o metafisico. In realtà appare anche come un pensatore della storia, della comunità politica e dell’azione umana. Ciò che mi interessa particolarmente in lui è la sua capacità di articolare ambiti che tendiamo a separare: il diritto, la politica, la morale e la metafisica. Questa visione d’insieme conferisce al suo pensiero una profondità notevole.



D. Quale capitolo ritiene possa sorprendere maggiormente il lettore?


J.-P. C.: Forse quelli dedicati ad autori di cui non si immagina spontaneamente la vicinanza a Suárez. Scoprire alcuni legami con Leibniz, Schopenhauer o Heidegger porta a rileggere in modo diverso la storia della filosofia moderna. Si scoprono così continuità intellettuali che spesso rimangono invisibili.



D. Che cosa vorrebbe che il lettore conservasse dopo aver chiuso questo libro?


J.-P. C.: Mi piacerebbe che comprendesse che le grandi questioni politiche del nostro tempo possiedono una notevole profondità storica e filosofica. Spesso viviamo nell’urgenza dell’attualità. La filosofia ci ricorda che i problemi più contemporanei sono anche il risultato di una lunga storia intellettuale. Tornare a Suárez non significa guardare al passato con nostalgia; significa comprendere meglio i fondamenti del nostro presente per immaginare il futuro con maggiore lucidità.

Questo libro è disponibile in lingua francese.

→ Scoprire e acquistare il libro in formato digitale o cartaceo.