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Da dove viene Domuni? All’inizio c’era un sogno

Da dove viene Domuni? All’inizio c’era un sogno

7 settembre 2026

Come ha potuto un’idea nata agli albori di Internet diventare un’università internazionale? E che cosa definisce l’identità di Domuni?

Per scoprirlo, questa serie ripercorre Domuni, un’avventura collettiva, del Dr. Michel Van Aerde, O.P. Mese dopo mese, ne estrarremo alcuni passaggi che raccontano le grandi tappe di questa storia: le sue origini, le sue scelte, i suoi incontri, le sue sfide e il suo sviluppo.

Primo episodio: «Domuni: all’inizio c’era un sogno»

Un’immersione agli albori di Domuni, nata dal desiderio di fare della distanza uno spazio di incontro, dialogo e trasmissione, fedele alla vocazione domenicana.

 

      In principio era il Verbo 39. San Domenico trascorse la notte a conversare con il suo oste, un cataro di Tolosa. L’incontro con l’altro è al cuore della vita dell’apostolo, che si tratti di una persona appartenente a una cultura diversa o, semplicemente, di qualcuno che ha un altro modo di credere o di pensare. Il dialogo conta più del suo esito. In sé stesso, esso costituisce una forma di vita che dice molto. Occorre anzitutto identificare chiaramente i punti di disaccordo: we agree to what we disagree, sottolineava fratel Marcel Dubois, che aveva assunto la cittadinanza israeliana dopo la guerra del 1948 e insegnava filosofia all’Università Ebraica di Gerusalemme. L’obiettivo non è convincere, ma parlarsi. Quando, in un seminario online, si incontrano una responsabile della pianificazione familiare, testimone di gravidanze non assunte, un monaco, sacerdoti africani dai comportamenti talvolta «maschilisti» e altri partecipanti, attorno a questioni che riguardano una donna su due nel mondo, i punti di vista divergono profondamente. Tuttavia, sotto la guida di un docente avveduto, questi scambi si trasformano in una ricerca comune, fondata sul rispetto reciproco.

      Il Web rende possibili questi incontri intensi. Per esempio, quando un giovane padre di famiglia cristiano, che vive in Mali ed è minacciato di morte dai jihadisti, parla di dialogo interreligioso, trova una naturale affinità con una persona pakistana o irachena. Questo scambio, alimentato da esperienze profondamente diverse, può offrire nuove prospettive agli europei che si confrontano con le proprie tensioni.

      Non si pensi che la distanza ostacoli la comunicazione; al contrario, l’esperienza dimostra che un limite rassicura e favorisce la fiducia. Il divieto permette di parlare. In un seminario di religioni comparate, organizzato presso il Centro Internazionale Lumen Vitae, nel quale affrontavo, a partire dal Vodù, la questione della magia, i partecipanti hanno cominciato a parlare40 con grande libertà. È così che abbiamo scoperto come una superiora avesse fatto ricorso alla magia per essere eletta, come ciò fosse stato scoperto e sanzionato, e come anche alcuni politici, tra gli altri, avessero fatto altrettanto. Una simile trasparenza non si sarebbe mai instaurata se gli interlocutori si fossero trovati fisicamente gli uni di fronte agli altri, nella stessa sala.

       Il progetto dell’Ordine, come affermava Pierre Claverie41, consiste nell’essere presenti sulle linee di frattura. Alla radice dell’O.P. si avverte la passione per il confronto con gli altri. Questa missione trae la propria origine dal cuore del Dio Trino, Uno e Trino. Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi… Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi. Il ministero della Parola non è semplicemente un servizio tra gli altri: gli si offre il proprio corpo e ad esso ci si rapporta. Il mezzo non è un semplice strumento. Esso dà colore al messaggio, fino al punto che, talvolta, diventa esso stesso il messaggio. Se il modo in cui si dà conta più di ciò che si dà, il modo di parlare può essere rivelatore, così come, in determinate situazioni, può esserlo il modo di tacere. La povertà, la vulnerabilità e la dipendenza sono connaturali al Vangelo quando viene trasmesso. Venire meno a esse significa tradirlo. Domuni è un progetto teologico in sé stesso; è anche un «luogo teologico». Esso testimonia un certo «spirito». Scriverne la storia significa rendere conto di una vocazione: «La chiamata si ascolta nella risposta».42

       All’inizio avevamo modestamente immaginato di creare una rete che riunisse i centri di studi domenicani, con gli istituti cattolici al suo centro. Convinti che sarebbero state necessarie numerose risorse umane — docenti e informatici — e quindi mezzi finanziari ben al di là delle nostre possibilità, pensavamo che nessun istituto avrebbe potuto realizzare il progetto da solo. Fu con questo spirito che riunimmo i presidi delle facoltà teologiche francesi per presentare loro la nostra idea. Ma, con nostra grande sorpresa, erano ben lontani dal cogliere il potenziale delle nuove tecnologie e trattarono la nostra proposta come se si trattasse semplicemente di un piccolo giocattolo. Di fronte a questa mancanza di visione, mobilitammo le nostre risorse per costruire, poco a poco, un sito web e raccogliere i corsi.

     Senza prenderci troppo sul serio, presentammo questi insegnamenti non come «corsi», ma come «sentieri di grande escursione», perché la teologia, per i nostri contemporanei, deve essere un piacere, persino un lusso. Doveva essere fun, come dicono gli americani: ludica e aperta a tutti. Strutturata da professionisti, come fratel H. Ponsot e il nostro primo informatico, la nostra istituzione si sviluppò grazie all’impegno di volontari appassionati.

         Eravamo partiti con l’intenzione di riunire le istituzioni, ma dovevamo procedere da soli. Riunimmo docenti volontari su una piattaforma didattica autonoma, pronta a sviluppare attorno a sé la propria rete. In realtà, non partivamo da zero. La funzione crea l’organo. I bisogni facevano emergere i mezzi: nelle nostre biblioteche, nei cassetti e nei dischi rigidi si rivelava una vera miniera di materiali didattici che occorreva valorizzare. Nuovi docenti si proponevano.

          Una fede che non venisse comunicata sarebbe una fede morta, perché è nella natura della fede diffondersi. La natura della Chiesa è essere missionaria, afferma il Concilio Vaticano II, il che significa che una Chiesa che non fosse missionaria sarebbe una Chiesa snaturata. Per rispondere a questa esigenza, pur senza mezzi, abbiamo seguito la massima di Tommaso d’Aquino: Osa quanto puoi. 43 Abbiamo osato, abbiamo corso dei rischi e abbiamo perseverato. Un’affermazione di Gesù mi aveva colpito. Egli dice ai suoi discepoli che avrebbero compiuto opere più grandi delle sue. 44 Com’era possibile? La gloria del Padre mio è che portiate molto frutto. 45 Il Web permetteva di moltiplicare gli sforzi e, poiché la messe era abbondante e gli operai pochi, introducevamo la mietitrebbia!

 

39 Vangelo secondo Giovanni, capitolo 1, versetto 1.

40 Da scrivere; chiedo scusa, il lapsus è significativo!

41 Domenicano, vescovo di Orano, assassinato il 1° agosto 1996.

42 Levinas, Autrement qu’être ou au-delà de l’essence, L’Aia: M. Nijhoff, 1974, p. 190, citato in J.-L. Chrétien, L’Appel et la réponse, p. 41.

43 Quantum potes, tantum aude (dall’inno Lauda Sion, versetto 2).

44 Gv 14,12: «In verità, in verità io vi dico: chi crede in me compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, io la farò, affinché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualcosa nel mio nome, io la farò. Se mi amate, osserverete i miei comandamenti». Gesù insiste: non si tratta di qualcosa di facoltativo.

45 Gv 15,8.

 

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