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Riflessioni sul IX Simposio di Prospettive Interdisciplinari sulla Leadership

Riflessioni sul IX Simposio di Prospettive Interdisciplinari sulla Leadership

12 maggio 2026

Dal 6 al 9 maggio 2026 si è svolto a Chania, Creta (Grecia), il IX Simposio di Prospettive Interdisciplinari sulla Leadership (Interdisciplinary Perspectives on Leadership Symposium), che ha riunito ricercatori e specialisti internazionali attorno a un tema particolarmente attuale: «Leadership, fioritura umana e benessere». Questa edizione ha esplorato le trasformazioni della leadership contemporanea in un mondo segnato dall’incertezza, dalle mutazioni tecnologiche e dalle nuove aspettative relative alla qualità della vita lavorativa.

Tra i principali relatori figuravano la prof.ssa Gretchen Spreitzer, docente di Management e Organizzazioni presso la University of Michigan, riconosciuta a livello internazionale per i suoi studi sulla leadership positiva e sullo sviluppo umano nel lavoro; il prof. Paul Frijters, docente di Economia del Benessere presso la London School of Economics and Political Science; nonché il prof. John Antonakis, docente di Comportamento Organizzativo presso la University of Lausanne, specialista delle dinamiche della leadership e dei processi decisionali.

In questa occasione, il Dr. Srećko Koralija, O.P., direttore del Domuni Research Institute e coordinatore scientifico del Laboratorio di Intelligenza e Ricerca Pedagogica (LIRP), ha presentato una comunicazione intitolata: “AI, Ethical Burden, and the Lonely Leader: Implications for Human Flourishing at Work”. L’articolo, frutto di una ricerca in corso condotta insieme alla Dr.ssa Lisa J. Knowles (Cyberminds Research Institute) e al Dr. John D. Rudnick (Thomas More University), si inserisce in una riflessione interdisciplinare che intreccia studi sulla leadership, etica, psicologia organizzativa e intelligenza artificiale.

La ricerca affronta una questione ancora poco esplorata nella letteratura accademica: la solitudine della leadership negli ambienti di lavoro potenziati dall’intelligenza artificiale. Gli autori sostengono che tale solitudine costituisca una dimensione specifica e distinta del benessere lavorativo, particolarmente accentuata nei contesti in cui i dirigenti devono prendere decisioni complesse con il supporto — o sotto la pressione — di sistemi di intelligenza artificiale.

Lo studio si fonda in particolare sui quadri analitici BANI (Brittle, Anxious, Nonlinear, Incomprehensible) e VUCA(Volatile, Uncertain, Complex, Ambiguous), oggi ampiamente utilizzati per descrivere gli ambienti organizzativi contemporanei. In questi contesti instabili e difficili da prevedere, i leader si confrontano con responsabilità crescenti, aspettative contraddittorie e un sovraccarico decisionale rafforzato dalle tecnologie digitali.

I ricercatori mostrano che l’integrazione dell’intelligenza artificiale nei processi decisionali non riduce necessariamente il peso della leadership; al contrario, può intensificare alcune forme di isolamento. L’IA offre capacità inedite di analisi, previsione e automazione, ma introduce anche nuove tensioni etiche e relazionali. I dirigenti devono costantemente arbitrare tra efficienza e responsabilità umana, innovazione e fiducia, rapidità decisionale e discernimento morale.

L’articolo esamina dunque come l’IA influenzi la scelta degli stili di leadership prima, durante e dopo le situazioni di crisi. Gli autori analizzano gli adattamenti operati dai leader confrontati con contesti nei quali gli strumenti algoritmici diventano attori indiretti del processo decisionale. In tali circostanze, la questione non riguarda più soltanto quali decisioni prendere, ma anche come preservare una forma di umanità nell’esercizio del potere e della responsabilità.

Lo studio adotta un approccio di sintesi teorica e modellizzazione qualitativa, articolato attorno a tre contributi principali.

Il primo contributo consiste nell’approfondire la comprensione del fenomeno della solitudine. Gli autori distinguono diverse dimensioni di questa esperienza: emotiva, fisica, collettiva ed esistenziale. Essi dimostrano che la solitudine della leadership non può essere ridotta a un semplice isolamento sociale o gerarchico. Essa deriva anche da un senso di responsabilità asimmetrica, in cui il leader rimane solo di fronte alle conseguenze morali di decisioni parzialmente delegate a sistemi tecnologici. Questa solitudine si amplifica quando i dirigenti devono assumersi individualmente la responsabilità di arbitrati complessi in organizzazioni sempre più automatizzate.

Il secondo contributo riguarda le dimensioni culturali, etiche e contestuali dell’adozione dell’IA. Gli autori evidenziano diversi rischi: i bias algoritmici, l’erosione della fiducia tra persone e istituzioni, nonché i divari digitali che accentuano le disuguaglianze organizzative. Lo studio insiste sul fatto che le tecnologie non sono mai neutrali; la loro integrazione dipende dai contesti culturali, dai quadri normativi e dalle rappresentazioni sociali della leadership. In alcune organizzazioni, l’IA può rafforzare le capacità collaborative e migliorare la qualità delle decisioni; in altre, può aumentare la sfiducia, la disumanizzazione o la diluizione delle responsabilità.

Infine, il terzo contributo dell’articolo riguarda i modelli di leadership capaci di accompagnare un’integrazione equilibrata dell’intelligenza artificiale. Gli autori mostrano che alcuni stili di leadership — in particolare quelli fondati sull’intelligenza emotiva, sulla responsabilità etica e sulla capacità relazionale — consentono di articolare meglio l’innovazione tecnologica con il benessere umano. Lo studio sottolinea l’importanza di una leadership capace di interpretare i dati senza rinunciare al giudizio umano, di utilizzare gli strumenti tecnologici mantenendo relazioni di fiducia e di integrare gli imperativi di efficienza senza sacrificare la dimensione umana del lavoro.

La presentazione del Dr. Srećko Koralija si è pienamente inserita nei dibattiti contemporanei sul futuro del lavoro e sulle trasformazioni della leadership nell’era digitale. Essa ha contribuito a mettere in luce le questioni umane, etiche ed esistenziali sollevate dall’intelligenza artificiale nelle organizzazioni, ricordando al contempo che lo sviluppo tecnologico non può essere dissociato dalla questione del benessere e della realizzazione umana.