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Bella ciao & Tripoli bel suol d'amore

Bella ciao & Tripoli bel suol d'amore 03 Febbraio 2016

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Non c'è ragionevole dubbio sul fatto che l'immigrazione clandestina costituisca una sfida frontale al nostro 'benessere' di europei. Forse addirittura al nostro 'essere' persone umane.
Leggendo che solo la guerra attuale in Siria ha già prodotto 200.000 morti e 10 milioni (sic !) di rifugiati, è difficile non restarne sorpresi. Se poi si pensa anche al fatto che le armi usate sono prodotte in gran parte da Paesi 'benestanti', immediatamente diventa chiara una nostra co-responsabilità di beneficiari in questa tragedia epocale.

La sfida radicale

La sfida é radicale e profonda, perchè relativa al nostro stile o modo di vivere. E' quella di confrontarci realisticamente con tutte queste sofferenze e tragedie e chiedersi se il nostro PIL nazionale pro capite (Prodotto Interno Lordo) di 35.000 $ non sia il prodotto anche di tali situazioni estreme.
Tutti abbiamo visto il colossal di David Lean "Lawrence d'Arabia" (1962): Lo ricordate come vi viene esplicitamente raccontata la politica inglese e francese per dividersi tutto il Medio Oriente, per creare Paesi artificiali sotto il proprio controllo semi-coloniale.

Il contadino eritreo

Qualche anno fa era corrente negli ambienti religiosi parlare di 'peccati strutturali', cioè di mali prodotti dagli individui ma cristallizzati oramai per sedimentazione nella strutture. Come potrebbero essere trattati internazionali ingiusti, siano essi territoriali o commerciali; oppure quelli che all'interno dell'economia di un Paese permettono l'accumulo di capitali miliardari (in $ ) su una sola persona, o addirittura su un'intere classe politica.
Un esempio lampante per capire i meccanismi, è quello del contadino eritreo che non potrà mai pagarsi con la propria produzione di orzo, sorgo e miglio neanche il più piccolo trattore Tata, fabbricato in India. I prodotti tecnologici infatti sono estremamente cari in confronto con i prodotti agricoli locali. Ne segue che è insipiente meravigliarsi che ragazzi eritrei (con i pochi dollari raccimolati da tutta la famiglia) partano da casa, attraversino mezza Africa e sbarchino in Sicilia o in Grecia. Cosa potrebbero fare d'altro? Aspettare la prossima siccità in patria?

I peccati strutturali e i trattati ingiusti

I 'peccati strutturali', o i 'trattati ingiusti' se si preferisce, sono fatti reali che toccano la nostra responsabilità anche individuale. Infatti le nostre economie sono basate anche su queste ingiustizie, magari lontane nel tempo come l'accordo Sykes e Picot per il Medio Oriente del 1916, di cui, come si diceva, racconta "Lawrence d'Arabia". Quando poi si esportano armi in queste zone - magari indirettamente con triangolazione attraverso paesi non belligeranti - il discorso diventa di bruciante attualità. Anche individuale. Quanto del mio benessere di europeo, calcolato in decine di migliaia di euro, è legato a queste 'cose brutte ', fatte a persone che hanno un reddito annuale in centinaia di euro ?

Cosa possiamo fare allora?

La prima cosa da fare è sapere, conoscere - senza paraocchi né nazionali né culturali - la tragedia storica di questi Paesi. Va bene cantare "Bella ciao", ma ricordiamoci anche di "Faccetta nera" e di "Tripoli bel suol d'amore".

 



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